Enrico Ghedi

LA SCATOLA CON GLI INSETTI e altri versi


Prefazione (per l'amico lettore)

 

Vorrei non conoscere Enrico Ghedi in quanto avrei le mani libere nel descriverti i fiori neri che raccoglierai nell'impervio percorso letterario che ti attende. E' come scalare una montagna e forse è montagna Enrico. E'cresciuto in Val Dorizzo, riconosce gli alpeggi, i fiori il profumo dei formaggi. Ci vuole il passo dello scalatore per inerpicarsi nei suoi sentieri. Come per Buzzati, la montagna e la capacità di conoscerla è quella di chi questi sentieri arditi li ha percorsi sin da bambino e quindi gli "viene naturale" parlarne come se ognuno di noi li conoscesse quei sassi; parole pesanti, di peso specifico intendo, parole talvolta scomode, passaggi discontinui di dolcezza e severità, vallate inaspettate dietro l'angolo della spigolosa roccia, Apollo e Dioniso, sacro e profano, testa e ventre… basso ventre. Così è, se vi pare, Enrico Ghedi. Ossimoro vivente come la sua prosa in odore di poesia e la sua poetica che talvolta sembra troppo breve nel suo improvviso concludersi. Dopo La scatola con gli Insetti avrai voglia di riposarti un poco, caro lettore ed invece, in uno slancio di generosità inaudita, se hai guadagnato quell'istante Enrico ti regala una raffica di poesie che ti colpiranno come dardi avvelenati e forse stanco e barcollante non potrai fare a meno di arrivare all'ultima riga dell'ultima poesia, ormai sazio inghiottirai l'ultimo prelibato boccone, forse mela, forse particola di monthy pythoniana memoria; quel momento sublime in cui il maestro incontra l'allievo, in cui il padre incontra il figlio "il fausto momento" in cui Enrico si congeda dal padre, sublimazione della sua poetica.

 

Ma caro lettore, per guadagnarsi le sue altitudini non si deve soffrire di vertigini, altrimenti lascia stare e gira l'angolo della tua libreria del cuore. Se fosse cinema sarebbe Greenaway o la Montagna Sacra di Jodorowsky, se fosse musica sarebbe Mike Patton, se fosse pittura sarebbe Il giardino delle delizie di Bosch, se fosse vita sarebbe Pasolini. Ecco vorrei non conoscerlo Enrico Ghedi, perché avrei le mani libere per essere più generoso nel presentarvelo ma la prima qualità di un amico è l'essere schietto, talvolta severo. Vorrei non conoscerlo il "geniale uomo dei computer" come il contabile Bernardo Soares eteronimo di Pessoa che osserva il mondo dalla sua scrivania e dice " ho sempre rifiutato di essere compreso, essere compreso significa prostituirsi, preferisco essere preso per ciò che sono o essere ignorato". Ecco, io Omar Pedrini l'ho compreso, ho compreso l'eteronimo del maestro Ghedi di rocchettara memoria che oggi dalla sua ossimorica finestra impiegatizia guarda il mondo e ce lo restituisce, cosi.

Omar Pedrini

IL 23 DICEMBRE

A Moniga la presentazione del volume con cd
ore 21, a Moniga, sala conferenze del Palazzo Municipale


Guardate un po' quel geniaccio del maestro (non a caso ..) Ghedi che ci combina ? Grande tastierista e show man nei #Timoria Poeta nel suo intimo percorso Complimenti fratello mio ❤ Omar

Pubblicato da Omar Pedrini su Lunedì 5 giugno 2017